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Oregon Coast, L'america Incontaminata
10/24 Settembre 2011
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Fabrizio9972
Messaggio: #1
Ciao a tutti, eccoci qua a raccontare il nostro viaggio in Oregon, Stati Uniti, sulla splendida costa Nord Ovest dove l’oceano e un paesaggio incontaminato regnano sovrani.

L'Oregon per noi Europei non è una delle principali attrazioni, se si parla di costa di solito la California nell'immaginario regna incontrastata ma se chiediamo ad un americano che ha girato molto quale sia la parte di costa + bella otterremo come risposta senza dubbio proprio l'Oregon, io e Serena non siamo mai stati in California e quindi non possiamo fare un paragone ma quello che possiamo dirvi è che abbiamo lasciato su questa meravigliosa costa una bella fetta dei nostri cuori e non vediamo l'ora di tornarci.

Sia io che Serena ci riteniamo principalmente fotografi paesaggisti e la scelta dell’Oregon è stata semplice, cercavamo una vacanza fotografica sul mare visto che lo ritenevamo un po’ il nostro punto di maggior debolezza e quindi l’oceano e questa parte di costa ci sembravano la sfida giusta.

Sabato 10 Settembre alle ore 6 del mattino partiamo da Milano, scalo ad Amsterdam e poi dritti a Portland.
Il viaggio visto lo scalo cortissimo (praticamente siamo scesi da un aereo e saliti 45 minuti dopo sull’altro) non risulta troppo pesante e alle 11.30 di sabato 10 Settembre arriviamo in perfetto orario a Portland dove purtroppo al ritiro bagagli troviamo una valigia in meno che ad Amsterdam è stata disguidata a Seattle.
Dopo la rituale (in 4 viaggi aerei 3 valige su 7 finite altrove) procedura andiamo a ritirare la macchina noleggiata e partiamo in direzione della costa, per la precisione verso Cannon Beach, tempo di percorrenza previsto 1h36m.

La giornata è molto bella, calda e limpida, fin troppo per noi lamentoni paesaggisti che gradiamo nuvolette sparse.
Più ci si avvicina alla costa e + ci si addentra in un paesaggio molto bello con la strada circondata da boschi, in poco tempo si è passati dalla città ad una situazione completamente diversa e affascinante.
In perfetto orario sulla tabella di marcia arriviamo a Cannon Beach senza nessun problema ( Propongo la Santità x l’inventore dei navigatori !!! ), paesino delizioso a dir poco, costruzioni prevalentemente in legno e tutte molto caratteristiche.

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Andiamo subito al motel e corriamo in spiaggia pronti ad iniziare la nostra vacanza.
Il motel è praticamente attaccato alla spiaggia e appena ci avviciniamo ad essa rimaniamo impressionati dalla famosa Haystack Rock, imponente a dir poco, così come la forza dell’Oceano che è ben diverso dal mare a cui siamo abituati.

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Attorno alla roccia + famosa della costa ce ne sono altre di varie misure fino a quelle più piccole che sono completamente ricoperte di cozze e stelle marine che vi si posano quando la marea nel pomeriggio e nella notte ricopre gli scogli.

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Prelibatezze che poi i gabbiani si godono a colazione, pranzo e cena assieme a gustosissimi granchi, insomma, direi che i volatili in zona se la cavano alla grande a dir poco e non faticano minimamente a trovare da mangiare.

Altra classica presenza della spiaggia è il “Sand Dollar” che non è altro che un’ “abitante” del mare catalogato tra la stella marina e il riccio di mare, quando viene raccolto sulle spiagge ha l’aspetto di un fossile ma in realtà vive e possiede una pelle con spine mobili che coprono il guscio, la conchiglia.
Il suo movimento marino avviene proprio grazie al coordinamento motorio di quelle spine, una volta morto poi rimane solo la conchiglia che vedete in primo piano nella foto qua sotto.
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C’è una leggenda attorno alla conchiglia che si trova sulla spiaggia e difatti la mattina si trovano solo prestissimo e poco dopo sono tutte rotte, ecco il perché:

Si dice che il Sand Dollar rappresenti la storia della vita e della morte di Gesù Cristo, secondo la leggenda la conchiglia mostra i 4 fori della Croce e il quinto fatto da una lancia romana. E poi ancora il Giglio della Resurrezione Pasquale nonché la stella centrale che aiutò i pastori a raggiungere la grotta dove Gesù nacque. Infine la leggenda dice che se si spezza a metà in questo movimento si libereranno 5 colombe che porteranno pace e buona volontà nel mondo. Io e Serena ce ne siamo portati 3 a Milano ma per ora non abbiamo nessunissima intenzione di spezzarli ma sul posto abbiamo visto che al suo interno le colombe ci sono realmente, a voi il compito di trovare le foto in rete, mica posso dirvi tutto io, hehe

Ma ora passiamo a parlare di quelli che sono altri protagonisti della zona ovvero l’avifauna che vive in differenti periodi sulle rocce, soprattutto su quelle non a riva o sull’Haystack Rock . I + amati sono senza dubbio i Tufted Puffins che fino a circa fine Luglio sono presenti praticamente su ogni formazione rocciosa immersa nell’oceano, purtroppo siamo arrivati tardi e ci siamo dovuti accontentare di fotografarli all’acquario di Newport e sono veramente incredibili, vederli nel loro habitat naturale logicamente sarebbe stato meglio ma non si può avere tutto a volte.
Oltre a loro si vedono facilmente Foche, Cormorani, Pellicani e molte altre specie ma purtroppo non abbiamo un obbiettivo così lungo da poterli fotografare come si deve, servirebbe un cannone non da poco ed è fuori budget una spesa simile, soprattutto se continuiamo ad azzerare il conto in banca per i nostri viaggi, hehe.

Purtroppo nei giorni a Cannon Beach il meteo non ci ha per niente aiutato e fra acqua e nebbia non siamo riusciti a sfruttare la location come avremmo voluto, per questo spesso abbiamo deciso per conversioni o soluzioni particolari, purtroppo quando la luce non c’è non si possono fare miracoli e visto che sia io che Serena siamo alle prime armi anche la nostra inesperienza probabilmente ci ha limitati un po’.
Ad ogni modo non ci lamentiamo per i risultati ottenuti, l’Haystack Rock e il movimento dell’oceano favorivano soluzioni creative e ogni tanto proprio l’oceano regalava qualche bella texture da sfruttare come si deve.
L’emozione di trovarsi in una locations così bella era pazzesca e non ce ne fregava niente di stare nell’oceano ghiacciato fino alla cintura per provare uno scatto particolare, cosa non geniale da parte mia soprattutto il primo giorno quando la mia valigia era a Seattle, hehe, no problem, la sera camino acceso e sedia coi pantaloni davanti.
L’oceano è impressionante e offre innumerevoli possibilità fotografiche in + del mare relativamente tranquillo che io e Serena siamo abituati a vedere in Italia, ogni tanto arrivava un onda + lunga che di colpo ti copre 30 metri in + di spiaggia e all’improvviso invece di avere i piedi in acqua ti ritrovi spinto a riva mentre alzi il cavalletto per evitare danni.

Le albe sono sempre state molto fiacche, il sole tramontava sul mare e la mattina il tempo o era nebbioso o completamente limpido e quindi nessuna alba ci ha regalato quella luce che noi incontentabili paesaggisti cerchiamo ma ugualmente qualche cosa abbiamo portato a casa.

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Solo una volta c’è stato un tramonto con una luce discreta, negli altri giorni invece nebbia o pioggia, capita, non ci si può fare niente, ecco comunque alcuni scatti di quei giorni:

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Purtroppo queste condizioni ci accompagneranno per tutto il viaggio limitandoci abbastanza fotograficamente ma forse stimolando di più quella creatività che visto la poca esperienza non abbiamo ancora e quindi anche una situazione simile ci ha di sicuro aiutato a crescere un pochino nel nostro percorso fotografico.

Ora parliamo un po’ di come ci siamo trovati e delle emozioni che abbiamo vissuto, da far notare quanto gli americani siano cortesi e si godano quello che madre natura gli ha donato rispettandolo, non c’è una carta per terra, non rovinano una spiaggia con uno stabilimento balneare o bancarelle ovunque, alle 7 del mattino la spiaggia si riempie di famiglie a spasso coi cani che si godono 1 oretta di paradiso prima di scuola e lavoro (strano ma bello vedere persone in giacca, cravatta e 24ore in spiaggia a quell’ora ,

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nel caso dei cani prima di rigodersi il prossimo fantastico giretto in riva al mare giocando all’impazzata,

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il tutto senza che la spiaggia diventi un porcile come tristemente accadrebbe qua in Italia.
Vicino agli accessi alla spiaggia ci sono dei cestini molto caratteristici e simpatici muniti di sacchettini per raccogliere i bisogni degli animali con scritte simpatiche che ti ricordano quanto è bella la spiaggia pulita e quanto sia necessario mantenerla tale.
Le persone sono squisite a dir poco, tutti salutano tutti, estranei o conoscenti non fa differenza, quando sentono che veniamo dall’Italia impazziscono e partono in quinta con domande, consigli su posti da visitare e cose simili, il mio inglese è a dir poco maccheronico e non ho mai avuto difficoltà particolari e si sforzavano + loro a capire me che io loro.
Logicamente visto la frequentazione mattutina nel pomeriggio la spiaggia è ancora più popolata ma grazie alla sua immensità non c’è il minimo affollamento, dobbiamo però anche calcolare che era finita l’estate anche la e con la presenza di tutti i volatili molto probabilmente luglio è il mese con + gente e difatti ho sentito dire che le zone dove ci sono i Tufted Puffins sono le + assediate e l’Haystack Rock pare che ultimamente sia addirittura protetta da un cordone di volontari che impediscono a fotografi e curiosi di avvicinarsi troppo x evitare così che disturbino i simpatici volatili.
Naturalmente non si respira minimamente lo stress da grande città a cui siamo abituati a Milano, i negozianti sono cortesissimi e vedi che è proprio il loro modo naturale di essere e non una facciata per vendere, vivono meglio e si vede, indipendentemente dalla crisi.
Vicino ad ogni paese dove andavamo ci eravamo segnati i punti di interesse in zona e proprio all’ingresso di Cannon Beach si trova il bellissimo Ecola State Park che purtroppo si rivela una location per noi maledetta, ci andiamo per ben 3 volte e raggiungiamo al massimo la prima spiaggia, la splendida Indian Beach, meta di moltissimi surfisti,

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per poi dover scappare per dei diluvi improvvisi, la prima volta torniamo dopo 4 ore dalla fuga quanto il cielo si riapriva e a metà del sentiero che porta allo splendido punto di osservazione sul faro di Tillamook dobbiamo riscappare al parcheggio per il solito acquazzone e così fra giorni di troppa foschia (il faro non è a riva ma in mezzo all’oceano) e queste disavventure portiamo a casa solo poche e brutte foto di uno dei fari + chiaccherati d’America.

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Oltre alla classica investitura di essere infestato le persone del luogo ci hanno raccontato molte cose sul faro, pensate che la ditta incaricata della sua costruzione prendeva solo forestieri come operai e li faceva alloggiare molto lontani da quella zona, il mattino poi li portava al posto di lavoro evitando il contatto con la popolazione locale in modo da non far capire quando fosse pericoloso lavorare la e quante vittime la costruzione del faro avesse già fatto.
Essendo in mezzo all’oceano è soggetto a subirne la sua potenza e al momento è raggiungibile solo in elicottero, da anni ormai non è + attivo perché subiva troppi danni climatici e quindi era continuamente da “riparare”, difatti pare sia stato il faro + costoso d’America fino a quando è stato in funzione.
Ho visto suo foto impressionanti, completamente avvolto da onde enormi, ma purtroppo l’oceano è sempre stato abbastanza calmo e non abbiamo potuto ammirare dal vivo tale spettacolo.

Il giorno 14 salutiamo Cannon Beach e ci dirigiamo vero Pacific City, come strada scegliamo la più lunga perché vogliamo fare la “Three Capes Scenic Loop” , strada che garantisce ottimi pointview su fari, dune di sabbia e panorami oceanici bellissimi che sulla interstatale non ci sono.
La decisione è azzeccata ma sfortunata, c’è una nebbiolina pazzesca a non si gode minimamente di tutto ciò, addirittura passiamo affianco a punti che abbiamo visto in rete e manco ci accorgiamo di esserci, ad un tratto per fortuna inizia una salita e la nebbia scompare e così ci fermiamo a Cape Mareas, il parco è splendido e ha dei pointview fantastici, ricomincia però subito a piovere e facciamo solo pochi scatti con una luce terribile che non sono degni nemmeno di essere postati, peccato perché il posto è splendido e il faro carino e ciccioso (e con questo i fari “maledetti” sono 2)
Risaliamo quindi in macchina e Incominciamo a scendere e troviamo l’ennesima brutta sorpresa, strada chiusa quindi niente stop a Oceanside, Cape Lookout e Sand Lake + 2 ore in + di viaggio per tornare indietro e prendere la strada normale.
Abbandoniamo quindi la costa per andare sull’interno e girarci attorno, quando ristringiamo sul mare siamo arrivati a Pacific City, stravolti a dir poco e pure un po’ incavolati per la sfortuna odierna, ok, siamo in ferie in America e dovrebbe essere tutto bello ma ormai interpretiamo le ferie molto “fotograficamente” e tutto questo meteo avverso + questa rogna proprio ora ?

Il paese è carino, meno invogliante e turistico di Cannon Beach come negozi e locali ma offre molte opportunità, è attraversato dal fiume “Nestuccia”, popolato da aironi e altre specie, i pescatori vanno a nozze ed è pieno di barchette,

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tutto attorno la vegetazione è molto bella con boschi e addirittura cerbiatti che attraversano la strada, nel cielo iniziamo poi a vedere i primi falchi e le prime aquile.
E poi la spiaggia………………………………che dire, il primo accesso è dietro ad una salita di sabbia, le dimensioni sono le solite, immensa, lunga e profonda, sulla destra in lontananza c’è la classica Haystack Rock (qua sono ovunque) più la splendida Cape Kiwanda, montagnetta (scusa Kiwa, non ti offendere, sai il rapporto di amore e odio che ho sviluppato per te) ricoperta di sabbia e con in cima qualche piccola formazione di alberi, posto famoso per la sua bellezza e per il modo e la forza con cui l’oceano ci si scaglia contro.
Siamo entrati dalla parte + distante della spiaggia e la traversata per raggiungere l’estremità destra è lunga, proprio li molti surfers si stanno divertendo

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proprio di fronte all’Haystack Rock che in questo caso è in pieno oceano e non a riva come a come a Cannon Beach.
Il cielo e la luce non sono minimamente fotografici e quindi decidiamo + che altro di esplorare la zona, a metà spiaggia circa notiamo delle belle textures, pare che questo sia un punto molto particolare dove le maree influiscono sulla sabbia in maniera interessante, punto che 2 giorni dopo ci darà grandissime soddisfazioni.
Arrivati sotto a Cape Kiwanda ci accorgiamo di quanto la salita sia pesante,
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siamo poi massacrati dal viaggio e Serena decide di stare giù, io invece faccio lo sborone e decido di salire, oltre al fatto già menzionato della ripidità della salita la cosa che ti stronca è che ad ogni passo sprofondi in 40 cm se non di + di sabbia e quindi ritirare fuori il piede è una faticaccia, soprattutto dopo la giornata un po’ massacrante fra sveglia alle 5 e viaggio fastidioso, purtroppo poi dopo le 2 distorsioni alle caviglie degli ultimi periodi ( del peso raggiunto non parlo, preferisco trovare altre scuse ;-)) devo ammettere che sono completamente fuori forma e difatti dopo 1 sosta a metà arrivo in cima letteralmente cotto e fradicio ma non nel senso di stanco ma nel senso che fatico a recuperare aria, mi fermo per una decina di minuti e nel frattempo Serena prova a salire ma rinuncia, dopo il frontale fra treni di 8 anni fa in cui si era spappolata le gambe non ha + spinta e una salita immersa nella sabbia non riusciva proprio a farla, insomma, in quel momento in due non ne facevamo mezzo sano, hehe
Quando mi sono leggermente ripreso cerco i punti che mi interessano ma è palese che sono nella posizione sbagliata,

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mi guardo in giro e capisco dove devo andare ma transenne e segnali di pericolo mi bloccano, preferisco trovare qualcuno che mi spieghi come arrivare la e riprovare dopo, tanto ora sono talmente a corto di energie che rischierei solo di farmi male.
Uno dei miei fotografi preferiti, Chip Philips, proprio qua in un unico giorno si è ritrovato un’ onda gigante in faccia e si è giocato una macchina fotografica che pare sia volata via cavalletto incluso schiantandosi sulle rocce e pochi minuti dopo ha rischiato anche la macchina muletto, oltre al rischio personale logicamente.
Ritorno giù in 10 secondi netti praticamente senza faticare, è impossibile farsi male, si sprofonda e la pendenza aiuta il passo, divertentissimo, più a lato c’è la salita più alta dove ragazzini ben + giovani e in forma di me salgono per poi buttarsi giù come razzi facendo acrobazie assurde.
Il tramonto è indecente e quindi torniamo in motel, mangiamo in un ottimo ristorante li affianco e a letto presto.

I due giorni dopo ci offrono un alba interessante e 2 tramonti molto belli, finalmente il meteo è favorevole e Pacific City e Cape Kiwanda ci regalano alcuni tra i + bei momenti fotografici della vacanza

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Tra i quali alcuni dei nostri preferiti in assoluto:

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Serena invece nei pomeriggi mentre io mi godo almeno una partita di Football Americano (quanto amo questo sport, sono tifoso di calcio ma non c’è paragone secondo me, il football è il top) si fa i suoi giretti a caccia di cani, scoiattoli, aironi, falchi e di quei pazzi col paracadute o parapendio che sia si fanno lanciare da dei piccoli aerei che partono da una mini pista proprio affianco al motel.

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Nel frattempo cerco informazioni su Cape Kiwanda, una volta tornato s
 
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Fabrizio9972
Messaggio: #2
Usciti dall’acquario andiamo alle spiagge di Nye Beach e Agate Beach, come al solito immense ma questa volta prive di Haystack Rock o grandi scogli, la seconda però è incredibile perché nella parte posteriore è fatta di dune di sabbia formatesi grazie al vento come potete vedere nelle foto qua sotto.

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Purtroppo con 2 giorni di pioggia e nebbia non abbiamo sfruttato nemmeno al 10% le possibilità delle locations, le foto qua sopra sono di un alba insulsa in cui 10 minuti dopo il nostro arrivo in spiaggia diluviava di nuovo così siamo andati a farci la nostra solita colazione americana che alla fine faceva anche da pranzo.
Subito dopo siamo andati al Seal Rock State Park in un attimo in cui non pioveva, posto splendido a cui si potrebbero dedicare settimane intere, bello il viale alberato che porta ai punti di osservazione e alla discesa alla spiaggia e vista paurosa.
La spiaggia è ricoperta di scogli di ogni dimensione,

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fotograficamente parlando è una location difficile perché non è facile scattare tenendo un certo ordine ma con un po’ di tempo per studiarla e magari il meteo favorevole penso proprio che sarebbe uno dei posti migliori visti fino ad ora, purtroppo cielo e luce sono pessimi e gli scatti quindi non rendono minimamente giustizia alla bellezza del posto ma almeno possono fare intuire le sue potenzialità.

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Nel pomeriggio avevamo in programma un’uscita in barca per avvistare balene e delfini ma alle 11 ricomincia a piovere e si rialza una nebbia assurda quindi rimaniamo fregati e ci riposiamo visto che altre soluzioni non ne avevamo, la sera poi facciamo un corso veloce di pizza italiana ad una pizzeria vicina al motel.

L’indomani mattina non piove più ma c’è sempre nebbia e quindi niente alba, ce la prendiamo comoda e partiamo 1 oretta dopo appena la visibilità migliora verso la prossima ed ultima destinazione: Bandon.

Il viaggio è lungo ma sulla strada ci fermiamo spesso, il primo stop è a lo Yachats State Park, piccolo paesino molto “scoglioso” dove la forza dell’oceano si fa notare.
Io vado sugli scogli + avanzati e dopo aver rischiato un paio di docce e averne presa una per bene decido di tornare indietro nei più sicuri lidi dove era rimasta la più furba Serena.
Dopo molti scatti ma forse troppo sul posto ( riprenderlo da un altro punto più distante col senno di poi sarebbe stato meglio ) ripartiamo senza portare a casa uno scatto decente, questa volta solo per colpa nostra, prossimo stop previsto: Hecheta Head State Park e il suo bellissimo faro.

E ci risiamo……., la maledizione continua, arriviamo all’ingresso e il parco è chiuso perché stanno riasfaltando la strada che porta alla zona del faro, incredibile ma vero, ci perdiamo anche questo e lo fotografiamo solo da un point view qualche miglia più avanti.

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Pochi minuti dopo arriviamo alla Sea Lions Caves ovvero la grotta dei leoni marini, la più grande del mondo, parcheggiamo ed entriamo curiosi, alla cassa però ci fanno un fortissimo sconto dicendo che praticamente tutti i leoni marini ora sono fuori a mangiare e che quindi non possono garantire il loro ritorno in grotta a breve. Entriamo ugualmente, posto come al solito molto bello in un punto dove la forza dell’oceano si nota anche in una giornata come quella dove era calmo.
Una statua di due leoni marini domina l’ingresso e ci sono due belle terrazze di avvistamento per volatili od eventuali leoni marini in acqua.

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Il posto pullula di aquile, falchi e delle immancabili Cormorane che se ne stanno tranquille sulla scogliera a strapiombo sull’oceano rinfrescandosi con gli schizzi delle onde che la colpiscono con forza.

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L’avvistamento migliore sono però 2 bellissimi Aironi che volano all’unisono e rimaniamo tutti paralizzati per un minuto a guardarli fino a quando non scompaiono dalla nostra visuale.

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Prima di entrare nell’ascensore che ci porterà all’interno della grotta facendoci scendere di 200 m

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avvisto un leone marino che lotta contro le onde e gli scatto un paio di foto.

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Poi giù nella grotta, sulla sinistra c’è il punto di osservazione che dà sull’ampio monolocale dove vivono i leoni marini, purtroppo di loro nessuna traccia,

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dopo qualche minuto però ne compare uno (chi lo trova in meno di 3 secondo vince una caramella), molto probabilmente lo stesso visto all’esterno poco prima, passa un minutino nuotando nella grotta e poi di nuovo fuori.

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Aspettiamo un po’ sperando che qualche leone marino rientri in grotta ma niente da fare e quindi ripartiamo verso Bandon e questa volta le tappe intermedie sono finite, abbiamo molte aspettative sul posto e non saranno deluse.

Arriviamo nel primissimo pomeriggio, il motel è sulla scogliera che da sulla spiaggia a cui si arriva tramite una scaletta (o dovrei dire scalona ? ),

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la vista dalla camera del motel è a dir poco impressionante.

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In lontananza vediamo bene la roccia che da il nome al parco, Face Rock State Park, inutile che vi spiego il perché, vedere per credere:

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Se ho capito bene cosa un’anziana signora mi spiegava la leggenda dice che gli Indiani d’America sentono la voce di una fanciulla sibilare nel vento e che la fanciulla sia la roccia stessa, spesso capita di vedere rocce con forme familiari ma devo ammettere che questo caso è realmente impressionante, sopracciglia, occhi, naso, bocca, mento, fronte, c’è tutto !!!

La giornata è bella ma il cielo è completamente piatto, con un rapido giro in spiaggia capiamo che è una location complicata, come al Seal Rock State Park anche qua la spiaggia è piena di scogli di ogni misura e essere fotograficamente ordinati non sarà facile, un'altra bella sfida stimolante.
Dopo questa prima ispezione andiamo in paese, molto carino, attraversato dal fiume “Coquille” che proprio qua incontra il Pacifico dove una marea di barchette di pescatori si incontrano di fronte al faro che questa volta non ci scappa ma non ci esalta nemmeno.

Negozi e locali sono molto caratteristici con i loro bei loghi che non mancano mai e la gente è anche qua squisita con un’eccezione di cui parlerò fra poco.

Ad 1h30m dal tramonto come al solito siamo in spiaggia armati e pronti, il cielo è piatto e abbiamo il primo incontro con quelli che Serena soprannominerà “Poiane” ( chissà cos’ha la mia dolce metà contro questi volatili? ).
Mezz’oretta prima del tramonto la spiaggia si riempie di fotografi, ovunque il rapporto con gli altri appassionati di fotografia è stato eccezionale, gentilezza, rispetto e consigli erano la normalità, qua invece la situazione è assurda, ti passano davanti e si piazzano 2 metri di fronte a te senza aprir bocca, calpestano le textures che potrebbero usare e che stai logicamente inquadrando fregandosene altamente e un mucchio di altre scortesie che sono a dir poco assurde, è brutto parlare male di persone che hanno la stessa nostra passione ma si è finiti un paio di volte a mandarsi al diavolo a vicenda.
Poi quando arrivava il tramonto puntualmente tutti si spostavano ogni sera nello stesso identico punto, praticamente 50 persone in 10 metri quadrati a fare la stessa foto in una spiaggia enorme dove ci volevano 30 minuti per andare di corsa da una parte all’altra.

Il primo giorno il cielo è piattissimo e non ci riserva un gran tramonto ma almeno abbiamo avuto la possibilità di studiare meglio la location e la posizione in cui il sole si tuffa nell’oceano.

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Le condizioni pre alba e post tramonto sono simili agli altri posti ma un po’ + esasperate, in entrambi i momenti una nebbiolina pazzesca arriva dal mare e avvolge completamente la spiaggia senza però oltrepassare la scogliera e quindi in paese la visibilità è sempre ottima.
Io tento tutte le albe mentre Serena che è più furba di me dopo la prima capisce l’antifona e se la dorme alla grande, le cose migliori che ottengo sono uno scatto ad un leone marino che nuota vicino a riva

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e un aquila che si posa gentilmente su uno scoglio

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per il resto pochi altri spunti

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ma in compenso è sempre splendido il rapporto con le persone del posto (poiane escluse, lol) che confermano la cortesia generale vista in tutto il viaggio, c’è addirittura chi mi porta una tazza di caffè alle 7 del mattino in spiaggia dopo che per 3 giorni di fila mi ha visto li a quell’ora, ok che aveva una villa sulla spiaggia ma sono cose che da noi ce le sogniamo.
Il meteo dopo il primo giorno peggiora e solamente in un paio di tramonti la luce è buona e cerchiamo di sfruttarla al meglio nonostante le “Poiane” ci facciano perdere un paio di scatti calpestando come se niente fosse le textures che stavamo sfruttando

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Quando invece ci sono nuvole ma la luce è pessima puntiamo su qualche bienne anche se non è il nostro forte:

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In 1 caso poi prima azzecco la mossa giusta e poi la toppo alla grande.
Il penultimo giorno è brutto a dir poco, cielo stracoperto, nebbia e mare mosso, Serena, un po’ delusa ed arrabbiata per la sfortuna “spinge” per andare in paese ma la convinco a tentare la fortuna sperando che all’ultimo momento il cielo si apra.
Col solito anticipo scendiamo in spiaggia, tentiamo qualche inquadratura e l’oceano per 3 volte ci spinge a fondo spiaggia sopra i tronchi perché arrivano onde lunghe, non è una situazione pericolosa perché l’onda forte arriva molto prima ad impattare sugli scogli più grandi che trova sulla sua strada e quindi quello che arriva a fondo spiaggia è poco potente e non oltre al ginocchio ma sappiamo che per ancora un pò la marea non sarà dalla nostra parte (all’ingresso di molte spiagge si trovano gli orari delle maree in modo che non ci si faccia trovare impreparati o bloccati)

Rimaniamo arroccati li per una ventina di minuti fino a quando una mezz’oretta prima del tramonto la marea cala e il cielo inizia ad aprirsi dandoci speranza, avanziamo quindi sulla spiaggia e troviamo un bel punto dove in 15 metri quadrati trovo 3 scatti totalmente differenti, tutti e 3 validi con soggetti e primi piani diversi, l’oceano ci ha regalato alghe e textures in punti buoni e per giunta non a riva dove la situazione poteva cambiare per colpa di qualche onda lunga, dovevo solo aspettare una mezz’oretta per ottenere il meglio dal tramonto.
Ho però in testa una foto da quando sono arrivato e non posso smettere di pensarci, ho il tempo per andare a vedere il punto di quella foto e tornare in tempo e quindi decido di correre dall’altra parte della spiaggia.
Appena prima del punto che mi interessa, che non vedo perché un enorme roccia mi impalla la visuale, devo attraversare un tratto di spiaggia dove la marea dà ancora fastidio ( logicamente non è un punto dove la marea è diversa ma non ci sono rocce enormi che rallentano le onde e quindi queste vanno + in profondità ), mi rassegno e finisco fino al busto in acqua, volevo quella foto !!!
Sul posto che mi interessa c’è però già un fotografo arroccato su uno scoglio che un po’ preoccupato si guarda attorno, ancora una trentina di centimetri e finisce in acqua e da com’ è circondato d’acqua si farà un bel bagnetto.
Con lui in quel punto non potevo fare la foto e quindi inizio a correre per tornare dov’ero prima e dove Serena furbescamente era rimasta, il punto brutto da attraversare ora è anche peggio però non ho scelta e mi rigelo ancora, appena oltre vedo Serena che preoccupata veniva a vedere che fine avevo fatto, si era accorta di quel punto e cercava di capire se ci saremmo dovuti trovare poi su risalendo da 2 punti diversi della spiaggia.
Mentre corriamo indietro la solita nebbiolina maledetta arriva dal mare con una decina di minuti d’anticipo cambiando totalmente i colori del tramonto trasformandolo in un azzurrino misto a foschia realmente inguardabile, per colpa mia entrambi ci siamo giocati gli scatti, se fossi rimasto lì fin da subito al primo accenno di nebbia avremmo scattato senza problemi, che nervi.
Faccio ugualmente uno scatto che poi converto in bienne, mi ricorderà il mio errore ma nonostante tutto confesso che mi piace:

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L’indomani mattina alba discreta ma con la solita foschia sulla spiaggia quindi partiamo presto per Portland dove il giorno dopo prenderemo l’aereo per il rientro in Italia.
Viaggio lunghissimo, dobbiamo tornare a nord e fare il percorso inverso ma tutto in una singola tappa questa volta, stancante, anche per la consapevolezza che le vacanze sono finite.
Nel primo pomeriggio arriviamo a destinazione e nonostante la stanchezza decidiamo di fare le ultime 2 tappe, Giardini Cinesi di Portland e Multnomah Falls, famose cascate proprio vicino a dove siamo.
Giusto il tempo di mollare i bagagli in hotel e impostiamo i due indirizzi sul navigatore, siamo di nuovo in macchina, praticamente ininterrottamente dalle 7 del mattino :-S

Mentre andiamo ai giardini cinesi ammiriamo Portland, è attraversata dal fiume Willamette che la divide in due prima di congiungersi al fiume Columbia, entrambi sono molto belli e la città per quel poco che abbiamo visto è splendida.
I giardini cinesi sono belli e curati come ci si aspetta e trascorriamo un oretta ad ammirarli e a correre dietro ad uno scoiattolo che non riuscirò a fotografare, hehe.
Verso le 16 di nuovo in macchina verso le cascate per fotografarle al tramonto, appena presa l’interstatale notiamo un traffico molto superiore a prima, il navigatore ci dà un tempo di percorrenza di 40 minuti ma dopo 3 minuti siamo quasi fermi, a passo d’uomo.
Nell’ora seguente percorriamo 5 dei 37 minuti che ci separano dalla meta, accendiamo la radio e capiamo il perché, 3 incidenti proprio sulla nostra interstatale ( pazzesco l’incrocio di ponti ed interstatali che portano in ogni direzione immaginabile ) , prendiamo quindi la prima uscita e tentiamo di impostare un percorso alternativo evitandola ma ormai il traffico era intenso ovunque, siamo vicini all’hotel e rientriamo a dir poco rassegnati.

L’indomani mattina temiamo l’interstatale quindi restituiamo prestissimo la macchina al noleggio e andiamo in aeroporto con così tanto anticipo che ho vergogna a dirlo, logicamente nessun segno di traffico.
La vacanza è stata splendida, capiamo perfettamente l’amore dei fotografi paesaggisti per l’Oregon, questa costa per chi ama il mare è incredibile a dir poco.

Le condizioni meteo sfavorevoli ci hanno lasciato un po’ l’amaro in bocca fotograficamente, ci spiegano che siamo stati un po’ sfortunati beccando le 2 settimane in cui si è passati dal clima estivo a quello autunnale con nebbiolina e pioggia che fanno capolino, logicamente non si può fare un volo transoceanico nel week end per fare qualche foto ed è difficile decidere di tornare in posti già visti quando si spende così tanto per una vacanza ma ammetto che ciò che ho visto mi ha impressionato così tanto che l’Oregon d’ora in poi sarà sempre una delle probabili opzioni per le ferie, in questo momento Oregon Coast VS resto del mondo 1-0.

Ha contribuito a tutto questo anche l’incredibile cortesia degli americani, già il primo giorno ci avevano commosso nella ricorrenza dell’attacco alle torri gemelle di New York ma tutta quella umanità, unità e cortesia reciproca l’hanno dimostrata in tutta la vacanza, “Poiane” a parte, hehe.
Forse nelle grandi città sarà diverso ma la cortesia ed educazione che abbiamo “vissuto” sulla costa non le abbiamo mai sperimentate altrove nel nostro continente, sanno benissimo la bellezza delle zone dove vivono e le tutelano e rispettano senza che glielo si debba ricordare, senza deturparle con stabilimenti balneari ovunque, bar sulla spiaggia o robe simili, che da noi sarebbero la normalità.

Economicamente parlando la cosa che incide sul viaggio è il volo, 2200 € totali per 2 persone, calcolate però che abbiamo organizzato tutto poco prima di partire a modi follia altrimenti sul volo avremmo potuto risparmiare un bel po’.
Per il resto il cambio favorevole dà una grossa mano e un motel con vista oceano costa tra i 90 e 120 $ a notte massimo, in posizioni simili qua in Italia dubito che 300€ basterebbero, logicamente fra motel e hotel c’è una bella differenza, esteriormente alcuni sono proprio dei casermoni ma quando si entra in camera gli spazi sono il triplo di quelli a cui siamo abituati, the e caffè sono gratis e in ogni stanza c’è sia il microonde che la macchinetta per il caffè.
Abbiamo percorso 1197 miglia ovvero 1925 km in 13 giorni spendendo esattamente 140$ di benzina ovvero 103€, ieri ho fatto un pieno alla mia Avevsis spendendo 100€ e se và bene farò 600km) , un’insegnante delle elementari qua guadagna sui 35.ooo$ annui escluse tasse, che sono più basse ma c’è da ricordarsi che a livello sanitario bisogna aggiungere le spese dell’ assicurazione o all’ospedale se non hai una carta di credito coperta o l’assicurazione ti la
mauriziot
Messaggio: #3
Belle foto, alcune notevoli.
Complimenti.
mt
fedebobo
Messaggio: #4
Urca che raccontone!
Devo farvi i complimenti per le foto: ci sono veramente tantissimi scatti molto belli.
Un unico appunto: forse sono veramente troppe foto e qualcuna in meno non avrebbe intaccato la visione dei luoghi, visto che alcune sono ripetitive. Capisco che sia difficile scremare, perché la media è veramente buona.... wink.gif

Complimenti ancora e sicuramente tengo a riferimento il tuo racconto per un possibile viaggio da quelle parti.
Roberto

P.S. le foto 63 e 64 sono due pellicani, non aironi... biggrin.gif
Fabrizio9972
Messaggio: #5
Grazie del passaggio e dei commenti Maurizio e Roberto, az, oltre ai pellicani mi sà che ho preso pure un falco per un aquila, come "Birdwatcher" direi che faccio un pò schifo cerotto.gif
gmeroni
Messaggio: #6
Bellissime fotografie complimenti!
leo1251
Banned
Messaggio: #7
Bellissime foto e ottimo commento anche se, confesso, a causa della lunghezza non l'ho letto tutto.
Spero mi scuserai..

Solo una domanda, i paesaggi sono in hdr?

Ancora comnplimenti per il viaggio e per gli scatti.
Fabrizio9972
Messaggio: #8
QUOTE(leo1251 @ Mar 26 2012, 10:22 AM) *
Solo una domanda, i paesaggi sono in hdr?


Ma figurati Leo1251, in nessuno dei paesaggi in questione abbiamo sfruttato l'hdr, ne io ne Serena ci riteniamo ancora abbastanza bravi da usarlo nel modo corretto senza falsare troppo l'immagine e quindi non l'abbiamo preso in considerazione.

Praticamente in tutte abbiamo fatto abbondante uso di filtri Lee Hard e Soft per bilanciare la differente luminosità fra cielo e terra/spiaggia o quel che sia, solo in un paio di casi invece ci siamo affidati a doppie esposizioni, ad esempio la foto 81 è la fusione di 2 immagini, un onda purtroppo si era portata via la texture mentre aspettavo che il cielo si aprisse un pò di +, ho quindi poi fuso le due immagini, dalla prima ho preso la texture e gli scogli all'orizzonte e dalla seconda, scattata 1 minuto dopo, il cielo che si era aperto.

Grazie ancora a tutti,

Ciao,
Fab
leo1251
Banned
Messaggio: #9
Grazie Fabrizio, l'effetto ottenuto con i filtri che citi è decisamente interessante, infatti sospettavo l'hdr per via delle estensioni tonali ma in effetti i risultati che avete ottenuto sono di gran lunga più belli e credibili dei tanti hdr che si vedono in giro.
Ancora grazie.gif e complimenti!
Lady O
Messaggio: #10

Caspita! credo che questa spiaggia non si sia mai sentita tanto "radiografata" come nelle settimane delle tue vacanze, le foto sono tutte belle e le rocce sembrano essere state il vero must del viaggio, non potrei sceglierne una in particolare, ogni scatto ha il suo perchè.

Un saluto

Ornella
vbpress
Messaggio: #11
Complimenti! la costa dell'Oregon è ben conosciuta dai fotografi americani, mannaggia a loro! E' come avrete scoperto è uno dei punti "caldi" della costa americana occidentale per il rischio tsunami.

Una nota:
di aquile nelle foto che avete postato non ce ne sono, ma in compenso avete ritratto un bell'avvoltoio in planata sulle rocce , due spettacolari pellicani (non aironi ) e infine non un aquila posata sullo scoglio, ma un ben più raro falco pellegrino.

Bravi! tanta invidia per il vostro viaggio.

PS
sono trasalito quando ho visto il puffin del pacifico ripreso a così breve distanza! Che fortuna! poi ho letto che la ripresa l'avete fatta all'acquario. Meno male ! mi sento meno fesso. io l'ho visto una volta sola al largo di Vancouver Island ed era proprio lontanissimo.

Valerio
Utente cancellato
DEREGISTRATO
Messaggio: #12
Bellissime foto complimenti... e complimenti per il bel racconto texano.gif
Fr3ddie87
Messaggio: #13
Un bellissimo reportage..Alcune foto sono un pò ripetitive ma le ho guardate tutte con interesse!
complimenti!
un saluto

Francesco
Utente cancellato
DEREGISTRATO
Messaggio: #14
bellissimo reportage e bellissime foto! guru.gif
lexio
Messaggio: #15
Ok, adesso posso dire che l'ho visto anche io l'Oregon!

biggrin.gif

scherzi a parte, davvero bellissimo. La 13 e la 17 sono STU-PEN-DE!
Maurizio Rossi
Admin
Messaggio: #16
Belle foto e ottimo documento, hai avuto costanza e molto impegno per scrivere e documentare tutto, complimenti Pollice.gif
 
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